
Seminario: Credere alle immagini. AI e politiche del visuale | 13 Aprile 2026 – Casa della Cultura, Via Borgogna, 3, Milano.
h. 14:30-17.30
THE EVENT WILL BE HELD IN ENGLISH | L’EVENTO SI TERRÀ IN INGLESE
Interventi di: Emanuele Arielli (Iuav), Anna Caterina Dalmasso (UniMi), Martyna Marciniak (artista).
Che cosa significa oggi credere nelle immagini? Se le immagini non sono mai state semplici testimonianze trasparenti della realtà, questo appare ancora più evidente oggi, in un contesto in cui l’intelligenza artificiale produce e interpreta sempre più contenuti visivi. Concentrandosi sulle forme di visualità mediate dall’IA, l’evento affronta le questioni estetiche, epistemologiche ed etiche sollevate dalla produzione automatizzata di immagini. Si interroga su come immagini manipolate o sintetiche circolino nelle ecologie mediali contemporanee e su come funzionino non solo come rappresentazioni, ma anche come narrazioni visive persuasive capaci di orientare la percezione pubblica e di contribuire alla costruzione di regimi di credibilità. L’incontro prenderà inoltre in esame la logica di anticipazione che caratterizza i modelli di IA in quanto tecnologie predittive, mostrando come essi riattivino schemi storicamente associati alla divinazione e influenzino le pratiche contemporanee di previsione e di progettazione del futuro. Mettendo in dialogo pratica artistica e riflessione critica, l’evento intende infine indagare come le immagini contribuiscano a orientare ciò in cui crediamo, a plasmare gli immaginari collettivi e a ridefinire ciò che oggi può essere considerato una prova visiva credibile.
L’evento si terrà sia in presenza sia online tramite livestream sul canale YouTube della Casa della Cultura.
Programma
14:30–14:45: Saluti introduttivi
14:45–15:45: M. Marciniak, Blobsters, Slop ed Iper-eventi: negoziare la fiducia visiva in un’era post-ottica
All’inizio del 2023, una serie di immagini sintetiche altamente realistiche, prodotte da nuovi strumenti generativi avanzati, ha segnato quello che è stato percepito come l’“inizio della fine della verità visiva”. D’ora in poi, ogni immagine rientrerebbe in una di due categorie: reale o falsa. Individuare il falso, secondo questa tesi, sarebbe la nostra migliore difesa contro la possibilità di un evento di disinformazione di massa. Eppure, potrebbe esserci un valore nel soffermarsi sul “falso”? Un’analisi approfondita dell’insensato potrebbe rivelare verità preziose sulle nostre credenze collettive, sui fraintendimenti e sull’immaginazione? Possiamo considerare le immagini sintetiche come manifestazioni di una consapevolezza collettiva dell’estetica, o persino come uno strumento per co-creare la realtà? Nel suo intervento, Martyna Marciniak analizzerà il complesso panorama della disinformazione legata alle immagini sintetiche, utilizzando una raccolta di immagini dal 2018 a oggi, applicando strategie informate dalla sua pratica forense e da una profonda fascinazione per glitch ed errori. Contrastando la dicotomia dominante tra “reale” e “falso” (un’eredità sgradita del linguaggio post-trumpiano), l’intervento adotterà un lessico specifico al progetto, individuando con attenzione le sfumature tra immagini sintetiche ed evidenziali, indicandone al contempo il valore operativo e smontando l’antropomorfizzazione dannosa dei concetti di uso comune legati all’IA.
La pratica di Martyna Marciniak mette in relazione teoria dei media e immaginari giuridici per tracciare il modo in cui il potere si inscrive attraverso i regimi dell’immagine e le infrastrutture visive. Tornando spesso su eventi storici, il suo lavoro si configura come una forma di pataforensica, che sollecita e mette in crisi i tropi dell’estetica scientifica e forense, rivelandone incertezze, contraddizioni e falle. Oscillando tra scultura, video e animazione, costruisce contro-storie visive e introduce clandestinamente altri modi di vedere. Il suo lavoro è stato presentato presso Onassis Stegi, Copenhagen Contemporary, Ars Electronica, Galerie Stadt Sindelfingen, Warsaw Biennale, LABoral Centro de Arte, tra gli altri. È artista in residenza CERN Collide 2025. Il suo progetto Anatomy of Non-Fact ha ricevuto l’Award of Distinction al Prix Ars Electronica nel 2025.
15:45–16:00: Pausa
16:00–16:45: E. Arielli. Non vero, ma giusto: sulle “fake news” visive
Questo intervento si concentra su come immagini riciclate o manipolate, fotografie stock e, più recentemente, immagini generate dall’IA vengano utilizzate in grandi quantità non solo per diffondere disinformazione o ingannare, ma anche in modi meno diretti e più insidiosi: le immagini fotografiche vengono talvolta impiegate in senso esemplare e generale, piuttosto che nella loro funzione indicale di riferirsi a un evento specifico. In questo contesto, il confine tra uso referenziale e uso simbolico-esemplificativo non è sempre netto, soprattutto in ecosistemi mediatici fortemente polarizzati. Piuttosto che considerare queste falsificazioni semplicemente come strategie ingannevoli o fallimenti epistemici, sostengo che si tratti di casi di quella che potremmo chiamare “evidenza emblematica”: immagini che trasmettono con forza specifiche narrazioni e operano attraverso la visualizzazione realistica di verità ideologicamente accettate o preferite. La loro falsità o artificialità, inoltre, non è sempre nascosta o manipolatoria, ma viene esibita performativamente, e la loro imprecisione epistemica diventa una caratteristica, non un difetto. La diffusione delle immagini generate dall’IA amplifica questi fenomeni, così come il più ampio indebolimento dell’indicalità visiva.
Emanuele Arielli insegna Estetica presso l’Università IUAV. La sua ricerca attuale si concentra sull’intersezione tra estetica, epistemologia e tecnologia, con particolare attenzione all’impatto dell’intelligenza artificiale sui media, sull’arte e sull’estetica. Tra i suoi libri selezionati si annoverano Artificial Aesthetics (con Lev Manovich, 2024, di prossima pubblicazione in traduzione italiana), The Aesthetics and Multimodality of Style (con Martin Siefkes, 2018); in italiano: Farsi piacere. La costruzione del gusto (Cortina, 2016), Estetica dell’intelligenza artificiale e il mito antropocentrico della creatività (con Lev Manovich, 2024, Numero Cromatico Edizioni).
16:45–17:30: A. C. Dalmasso. Evidenza del futuro. Divinazione e regime visivo dei media algoritmici
Tendiamo a descrivere le operazioni svolte dai sistemi di IA in termini antropomorfici, come simulazioni delle capacità cognitive umane. Tuttavia, se distillassimo la logica operativa dei sistemi di IA, dovremmo descriverla come la capacità di fare previsioni. Questo emerge con particolare evidenza nella dimensione normativa che caratterizza molte applicazioni dell’IA, dal targeting comportamentale e i sistemi di raccomandazione fino ai processi decisionali automatizzati. Tuttavia, la logica predittiva non è limitata a queste funzioni più visibilmente legate alla previsione: essa definisce il funzionamento stesso dell’IA, ossia la capacità di generare anticipazioni basate sui dati a partire da modelli probabilistici.
Ad esempio, ciò che chiamiamo comunemente visione artificiale dovrebbe piuttosto essere inteso come una forma di pre-visione, e la generazione di immagini tramite sistemi text-to-image reinterpretata come una forma di ekphrasis predittiva, ossia un processo attraverso cui prompt linguistici portano la latenza alla visibilità. I sistemi di IA generativa devono essere considerati strumenti creativi oppure artefatti anticipatori, forse persino apparati profetici? Stiamo assistendo a uno spostamento da un regime visivo fondato sulla referenzialità e la rappresentazione a uno fondato sulla probabilità e la prefigurazione? Che cosa significa osservare e interagire con immagini che non rappresentano, ma prevedono il visivo? Siamo di fronte a una nuova ontologia dell’immagine, che sostiene un regime tecno-estetico dell’anticipazione e riattiva modelli storicamente associati alle pratiche divinatorie?
Anna Caterina Dalmasso è ricercatrice in Estetica presso il Dipartimento di Filosofia “Piero Martinetti” dell’Università degli Studi di Milano, dove insegna “Teoria dei media e IA”. È inoltre ricercatrice associata presso il Prospéro Centre (UCLouvain, Bruxelles), dove è stata Marie Skłodowska-Curie COFUND Fellow (2017–2019). I suoi interessi di ricerca includono fenomenologia, estetica e cultura visiva, filosofia della tecnologia, teoria dei media e archeologia dei media. La sua ricerca attuale si concentra sull’estetica dei media virtuali e algoritmici.